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L’età Arcaica (VI-V secolo a.C.)
Foto @ Soprintendenza per i BeniArcheologici del Lazio

L’età Arcaica (VI-V secolo a.C.)

Per il periodo successivo le testimonianze offerte dalla necropoli sono molto più esigue, anche se dimostrano comunque una continuità di rapporti con l’Etruria, e potrebbero far supporre un periodo di crisi della città, almeno fino alla fine del VI sec. a.C., anche se è possibile che tale vuoto di documentazione dipenda dalla dispersione subita dal materiale durante gli scavi ottocenteschi.

Ma già con la prima metà del V sec. a.C. gli oggetti di pregio sono di nuovo numerosi e permettono di supporre che nella città esistesse ancora una classe sociale agiata, in grado di far confezionare raffinati oggetti d’ornamento e bronzi, di produzione sempre etrusca, ma ora provenienti in particolare dall’alta valle del Tevere, soprattutto da Chiusi e da Volsinii, città che proprio in questo periodo attraversano una fase di fioritura e di espansione.
In ogni caso, il fatto che il numero degli oggetti di corredo funerario che si usava deporre nelle singole sepolture si riduca rispetto al periodo precedente corrisponde ad un fenomeno comune a Roma (noto nella necropoli dell’Esquilino) e alle altre città latine, e che deriva probabilmente da specifiche norme giuridiche, le cosiddette leggi suntuarie, di origine greca, tese proprio a limitare il lusso negli usi funerari.

Infatti, parallelamente alla riduzione e alla semplificazione dei corredi tombali, si nota a Praeneste, come nelle altre città latine, una fioritura ed un arricchimento dei santuari, sia nella decorazione degli edifici di culto che nella quantità delle offerte votive, indicando così una diversa destinazione dell’accumulo delle ricchezze. La sala XV del Museo Archeologico Nazionale di Palestrina conserva i più antichi esemplari di terrecotte ornamentali rinvenute a Palestrina, alcune delle quali sorprendentemente ben conservate.